Le mie tecniche – counseling

Che cos’è il Counseling

Il Counseling è una relazione d’aiuto dove una persona, una coppia, una famiglia o, in generale, un gruppo di persone si rivolgono a un Counselor per cercare di rispondere a un bisogno specifico, che riguarda, per esempio, l’ambito familiare, i rapporti affettivi, l’ambito lavorativo o di studio, un bisogno non ancora soddisfatto di autorealizzazione, un lutto, una perdita o un cambiamento importante della vita.

Come Counselor, ti prendo per mano e ti accompagno, con i tuoi tempi, ad aprire quella porta dentro di teche ti permetterà di acquisire una maggiore conoscenza di te e dei tuoi meccanismi, accogliere le tue emozioni associate a questo bisogno e attivare e sviluppare le tue proprie risorse per trovare la tua risposta personale.

Poiché l’attività del Counselor consiste nell’aiutare a superare un periodo momentaneo di difficoltà o di crisi personale, il lavoro si configura come un percorso breve, mirato e circoscritto; per questo stipuleremo insieme un obiettivo ben definito all’inizio del percorso.

Chi è il Counselor

Il Counselor è un professionista che aiuta la persona a migliorare la qualità della vita, attraverso l’ascolto, il supporto emozionale e la comprensione, sostenendola nel superare un problema personale, relazionale o lavorativo e per raggiungere un maggiore benessere psicofisico.

La relazione che si instaura nel Counseling è non direttiva: come Counselor quindi, non do consigli o indicazioni su cosa fare, ma al contrario ti aiuto a riconoscere, sviluppare e attivare la tua consapevolezza, le tue proprie risorse e le tue proprie capacità per la risoluzione di un problema in un’area specifica della tua vita: autostima, famiglia, relazione di coppia, lavoro.

Il mio lavoro di Counselor si svolge attraverso:

  • ascolto attivo, empatico, accogliente e senza pregiudizi,
  • empatia: è un modo di sentire il mondo interiore e le emozioni dell’altro, “come se” fossero quelli del Counselor, senza mai perdere la qualità del “come se” per evitare l’identificazione e le proiezioni,
  • accettazione incondizionata del tuo mondo interiore, delle tue convinzioni, delle tue difficoltà, del tuo sistema di valori, del tuo mondo emozionale, di tutto quello cioè che fa di te ciò che sei, mettendo da parte le mie concezioni e i miei valori personali, per entrare nel tuo mondo senza pregiudizi o giudizi,
  • congruenza e autenticità: sono me stesso nella relazione con te, senza fingere di essere quello che non sono.

Accompagnamento del fine vita e del lutto

Daniela Muggia ha messo a punto nel 2004 il metodo E.C.E.L., Empathic Care of the End of Life (Accompagnamento Empatico della Fine della Vita). Questo metodo, frutto di 30 anni di studio e di 25 anni di esperienza a fianco dei malati terminali, si fonda su tre colonne portanti:

  • una prettamente occidentale basata sulla fisica quantistica, la neurocardiologia e e le neuroscienze,
  • un’altra tipicamente orientale, costituita dal materiale della tanatologia tibetana che è forse la più vasta e antica del pianeta, ancora interamente disponibile, le cui pratiche meditative dette “della Compassione” oggi sono studiate e convalidate dalle più recenti scoperte neuroscientifiche occidentali,
  • la terza colonna è costituita non solo dall’esperienza trentennale di accompagnamento di Daniela Muggia, ma dall’esperienza collettiva, preziosissima e più che ventennale, degli accompagnatori dell’Associazione Tonglen ODV di Torino.

Il termine “empatico” sta ad indicare che in questo tipo di accompagnamento si sviluppa nell’accompagnatore, con l’aiuto delle metodologie contemplative tibetane, uno stato di grande empatia eticamente orientata (cfr. studi molto recenti di Tania Singer).

Questo approccio non ha nessuna appartenenza religiosa ma rispetta appieno quella della persona accompagnata : tiene conto infatti della sua dimensione spirituale, presente anche nei laici sotto forma di una serie di valori assoluti positivi (per es., un’assoluta bontà, un’assoluta giustizia ecc.).

Come operatore E.C.E.L. mi sono addestrato ad attivare in me e a mantenere a piacimento uno stato interiore di grande pace, comunicabile per empatia, su cui si innestano pratiche meditative più complesse e specifiche, particolarmente utili per la sofferenza terminale, la morte e il lutto.